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Trasformazione aziendale

Tre fattori chiave ( Trends ) che determinano la domanda di soluzioni di sicurezza unificate per gli endpoint

Il mercato delle piattaforme di protezione degli endpoint (EPP) sta cambiando più rapidamente che mai. Come sottolinea Gartner nel proprio rapporto intitolato *L’evoluzione a lungo termine degli endpoint ridisegnerà la sicurezza aziendale*: «Gli endpoint stanno diventando elementi fondamentali per l’esperienza digitale dei consumatori, sottoposti a un controllo più rigoroso e nativamente protetti dagli attacchi». I responsabili della sicurezza e della gestione dei rischi devono elaborare strategie di sicurezza e di investimento a lungo termine che siano in linea con questa tendenza tecnologica."

Poiché l endpoint , la visibilità, la resilienza IT e la responsabilità dei team assumono un’importanza sempre maggiore in un contesto di forza lavoro distribuita, la sicurezza unificata degli endpoint (UES) – ovvero il processo volto a proteggere e rafforzare gli endpoint da una piattaforma unificata – rappresenta un’evoluzione naturale. Aiuta le organizzazioni a gestire in modo più efficace l’intero stack delle operazioni di sicurezza e ad arricchire i dati utilizzati per correlare le attività tra gli endpoint e altre fonti di dati. Tre tendenze in particolare rendono necessaria una soluzione UES per garantire la sicurezza di un’azienda, sia oggi che in futuro.

Infiltrazione del BYOD

Il COVID-19 ha dimostrato alle organizzazioni globali quanto fossero vulnerabili le loro misure di sicurezza esistenti quando il mondo è rimasto a casa. Tali vulnerabilità sono state aggravate dal passaggio dei dipendenti a una modalità di lavoro distribuita, in cui, in molti casi, gli stessi dispositivi vengono ora utilizzati sia per scopi personali che professionali. Le misure di sicurezza vanno oltre la sfida di garantire la sicurezza di una forza lavoro distribuita, ma riguardano anche dispositivi che potrebbero compromettere la sicurezza qualora l’uso personale invadesse quello professionale. Non solo il perimetro di rete si è ampliato; le dimensioni complessive della rete sono inoltre aggravate dal numero di dispositivi BYOD di cui dispone ciascun dipendente (di solito due, ma talvolta anche di più). Questi dispositivi sono ora in funzione in ambiente reale, su reti domestiche che presentano un livello di protezione molto inferiore rispetto alle reti aziendali. Il risultato? Le organizzazioni stanno prendendo coscienza del fatto che è necessario un approccio Zero Trust per verificare l’elevato numero di endpoint remoti e proteggere i propri dati, le applicazioni e l’ endpoint e stessa. Considerata la presenza di numerosi fattori di rischio in agguato, non c’è da stupirsi che l’individuazione dei dispositivi personali sia diventata la preoccupazione principale dei responsabili IT sin dall’inizio della pandemia.

Il fenomeno della proliferazione degli strumenti è una realtà

Gestire decine di migliaia – o centinaia di migliaia – di dispositivi nel rispetto delle normative internazionali non è certo un’impresa facile per un team IT. I team aziendali, che spesso operano in modo isolato, scelgono autonomamente gli strumenti da utilizzare per svolgere il proprio lavoro, in base alle proprie preferenze e alle proprie specifiche. Di conseguenza, all’interno di una singola organizzazione esistono numerosi strumenti che cercano di svolgere compiti simili o in concorrenza tra loro. Quanti? In media, un’organizzazione utilizza 43 strumenti per le operazioni IT e la sicurezza. Com’era prevedibile, ciò comporta un utilizzo inefficiente delle risorse di bilancio e informatiche e, cosa più preoccupante di tutte, lascia ancora ampie lacune in termini di visibilità, responsabilità e resilienza all’interno di un’organizzazione, con conseguenti vulnerabilità evitabili. Sembra ironico che proprio gli strumenti messi in atto per proteggere gli endpoint di un’organizzazione siano gli stessi che causano le vulnerabilità.

Gli attacchi informatici stanno diventando sempre più frequenti e sofisticati

Nell’ultimo decennio, gli attacchi informatici non solo sono diventati più frequenti, ma anche più sofisticati, al punto che le organizzazioni non si stanno più preparando a cosa fare nel caso in cui subiscano una violazione, bensì a cosa fare quando subiscono una violazione. Se a ciò si aggiungono anni di pratiche IT inadeguate, ambienti IT inutilmente complessi, team operativi e di sicurezza operanti in compartimenti stagni e una forza lavoro sempre più distribuita, non sorprende affatto che il 98% dei responsabili IT abbia segnalato un aumento delle sfide in materia di sicurezza. Oltre il 90% dei responsabili IT ha inoltre segnalato un aumento degli attacchi informatici nei primi due mesi della pandemia. È evidente che le organizzazioni debbano recuperare visibilità e controllo per ridurre la propria superficie di attacco e, al contempo, individuare e reagire agli incidenti prima che questi si trasformino in violazioni a livello aziendale.

Può esserci un’unica soluzione per proteggerli tutti?

L’integrazione in un’unica piattaforma di soluzioni per la gestione del rischio, l’igiene della sicurezza, la protezione “ endpoint ”, il rilevamento e la risposta, nonché la gestione delle risorse “ ” diventa ogni giorno più interessante. Immagini i miglioramenti in termini di efficienza e produttività – per non parlare della minore complessità delle infrastrutture e dei risparmi sui costi – se i team IT e di sicurezza della Sua organizzazione potessero utilizzare un’unica piattaforma per:

  • Identificare i dispositivi collegati
  • Contribuite a garantire che gli endpoint gestiti siano sempre aggiornati con le ultime patch del sistema operativo e le applicazioni più recenti
  • Valutare e prendere decisioni basate sul rischio, stabilendo le priorità
  • Ridurre la superficie di attacco attraverso l’implementazione e la configurazione di controlli di protezion endpoint i quali: antivirus, whitelist e blacklist delle applicazioni, firewall dell’host o crittografia del disco
  • Individuare, gestire e risolvere gli incidenti prima che si trasformino in violazioni o interruzioni del servizio

Una piattaforma unificata di questo tipo potrebbe davvero mitigare la causa principale dei problemi di sicurezza endpoint. Tali funzionalità sono fondamentali per garantire la continuità operativa e la resilienza aziendale, a maggior ragione ora che le organizzazioni hanno dovuto passare rapidamente, nel giro di pochi giorni, a una forza lavoro distribuita. Con risorse IT già limitate e ulteriormente ridotte, sta diventando evidente che una miriade di soluzioni isolate è impossibile da gestire e controllare. Inoltre, le organizzazioni stanno prendendo coscienza del fatto che le lacune esistenti in termini di visibilità, responsabilità e resilienza tra le operazioni IT e la sicurezza sono state aggravate dalla pandemia, esponendo la propria attività a rischi inutili: per contrastare questa situazione, il 48% dei responsabili IT dichiara già di stare investendo in nuovi strumenti di gestione dell’ endpoint .

Il passaggio a UES è inevitabile

Queste tendenze rappresentano solo l'inizio. Con il mondo del lavoro ormai cambiato per sempre, il lavoro da remoto – e, di conseguenza, il BYOD e lo Zero Trust – sono destinati a rimanere una realtà; i criminali informatici e gli Stati continueranno a dare libero sfogo alle loro attività prendendo di mira i dipendenti che lavorano da casa, mentre le organizzazioni continueranno a cercare di ridurre la propria superficie di attacco consolidando il proprio ambiente IT e le soluzioni puntuali. La moltitudine di soluzioni puntuali all’avanguardia e una protezione “ endpoint ” unidimensionale non sono più sostenibili in questa “nuova normalità”. È necessario un nuovo approccio alla protezion endpoint e e riteniamo che il futuro porterà inevitabilmente alla sicurezza unificata degli endpoint.

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