Con l’aumentare della forza lavoro distribuita, le agenzie federali si trovano ad affrontare un panorama di minacce sempre più ampio. I malintenzionati stanno ottenendo accesso a un numero di credenziali utente mai visto prima, grazie ad algoritmi che superano le capacità umane in un rapporto di 1.000 a uno. In questo nuovo contesto, le agenzie federali devono adottare un approccio globale alle infrastrutture di sicurezza, tenendo conto della sicurezza dei dispositivi, delle reti e dei dati.
Le architetture zero-trust sono in grado di garantire a utenti e dispositivi un accesso sicuro alle reti e ai dati, indipendentemente dal fatto che l’utente si trovi in sede o in remoto, sia un dipendente o una terza parte. Inoltre, il programma “Continuous Diagnostics and Mitigation” (CDM) (si apre in una nuova scheda) , istituito dall’ , fornisce gli elementi fondamentali per le architetture “zero-trust”. Tuttavia, senza solide fondamenta per il vostro programma di sicurezza, l’edificio potrebbe crollare.
Implementazione del modello “zero trust” in ambienti distribuiti
Le architetture zero-trust si basano su dati in tempo reale che illustrano le modalità di accesso dell’utente alla rete, consentendo così l’analisi, il rilevamento e la correzione in tempo reale degli endpoint, al fine di garantire rapidità, visibilità e controllo.
Le agenzie operano spesso sulla base di dati obsoleti, che possono risalire a giorni o addirittura a mesi fa. Per ottenere dati in tempo reale relativi all’accesso zero-trust, le agenzie devono disporre di centri operativi di sicurezza e centri operativi di rete su un’unica piattaforma. Dovrebbero trarre insegnamento dai casi d’uso mentre valutano costantemente le minacce nuove ed esistenti.
L'attenzione si concentra in via prioritaria sul rilevamento dei movimenti laterali e sul blocco dei diritti non necessari. I team possono comprendere in modo proattivo quali diritti possiedono gli utenti e i dispositivi, per poi applicare il modello del “privilegio minimo”.
Le agenzie devono ridurre la complessità ricorrendo a una piattaforma di gestione e sicurezza " endpoint ", in modo da poter iniziare ad attuare un approccio "zero-trust". Ciò consente ai team IT di ridurre i rischi e di agire rapidamente per gestire e proteggere in modo efficiente l’ambiente ovunque siano presenti endpoint.
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