Se si lavora con la tecnologia di un’organizzazione a un livello che vada oltre le specializzazioni di nicchia, è molto probabile che si abbia a che fare con un architetto. Il termine “architetto” può di per sé riferirsi a diverse discipline. Tuttavia, ciò che intendiamo per “architetto” nel campo della tecnologia è simile a ciò che intendiamo per “architetto”, ad esempio, nell’ambito dell’edilizia residenziale. L’architetto non è uno specialista come lo sono l’elettricista, il falegname o l’idraulico; l’architetto concepisce un progetto d’insieme, unitario e funzionale, che consentirà a tali elementi specifici di interagire efficacemente, in linea con una strategia generale.
Negli ultimi anni, gli architetti hanno acquisito un ruolo sempre più rilevante all’interno delle imprese e delle amministrazioni pubbliche grazie al loro contributo nella progettazione di soluzioni per la gestione dei sistemi e la sicurezza informatica, che consentono alle organizzazioni di mantenere la propria resilienza di fronte alle interruzioni operative senza dover sostenere l’onere di gestire un numero eccessivo di prodotti puntuali o di dover far fronte a ingenti superamenti dei costi. Accanto a ogni organizzazione IT di successo guidata da un CIO visionario o da un CISO leader del settore, scoprirà che il modello di riferimento dell’organizzazione è sviluppato e curato dal proprio Chief IT Architect. L’architetto consente a un’azienda di realizzare progetti ripetibili e strutturati per il proprio panorama tecnologico, migliorando in ultima analisi l’interoperabilità, accelerando i tempi di immissione sul mercato e riducendo i rischi.
(Vale inoltre la pena sottolineare che molte organizzazioni stanno investendo anche in architetture a più livelli che prevedono ruoli di architetto diversi. Un architetto aziendale, ad esempio, si occupa di allineare le priorità aziendali alle esigenze tecnologiche, mentre un architetto di dominio potrebbe essere un esperto in un settore specifico, come il cloud o la crittografia.)
Il settore è pronto per questo
La maggior parte delle organizzazioni aziendali sta attivamente riducendo (si apre in una nuova scheda) il numero di fornitori con cui intrattiene rapporti commerciali, rendendosi senza dubbio conto che è possibile ottenere risultati migliori rispetto alla gestione di decine di strumenti che non si integrano facilmente tra loro. That’s not a shift that comes easily, notes ESG analyst and longtime security pundit Jon Oltsik, because “it goes against a 20-plus-year-culture of the community at large.” Si tratta tuttavia di un cambiamento positivo, favorito dagli architetti, ai quali spetta il compito di progettare infrastrutture più facili da gestire ed economicamente efficienti, aiutando al contempo i CIO e gli altri responsabili IT a dare attuazione a un mandato dirigenziale sempre più diffuso in materia di trasformazione digitale.
Molti dei migliori architetti attualmente in attività sono, e non a caso, proprio quelli che esercitano la professione da tempo. Hanno visto i propri ruoli passare dall’essere una semplice curiosità – ricordate tutte quelle domande del tipo “Cosa fa un architetto IT?” articoli risalenti a qualche anno fa? – a soggetti strategici in grado di influenzare le decisioni di acquisto. Gli architetti stanno considerando il proprio gruppo di parti interessate in senso lato. Essi raccomandano e progettano soluzioni volte ad aiutare i team spesso in contrasto tra loro – quali la direzione IT e le operazioni di sicurezza – a migliorare la propria resilienza complessiva collaborando sulla base di un insieme comune di dati utilizzabili.
Gli architetti si evolvono e i CIO insieme a loro
In qualità di fornitori di tecnologia, semplifichiamo il lavoro dell’architetto quando i nostri prodotti vengono progettati tenendo conto di questo ruolo fondamentale. Trascorro gran parte del mio tempo a dialogare con gli architetti di noti marchi aziendali e agenzie governative; quando godono della fiducia dei propri superiori, essi svolgono un ruolo fondamentale nella progettazione di ambienti sui quali i dirigenti possono fare affidamento per ottenere informazioni altamente attendibili e funzionalità in grado di ridurre in modo significativo i rischi.
Se Lei è un CIO, ad esempio, è in grado di indicare con precisione il numero di endpoint collegati alla Sua rete distribuita, e i Suoi team sono in grado di utilizzare tali informazioni – non la settimana prossima, ma immediatamente – per applicare patch, correggere vulnerabilità e gestire in altro modo i rischi per la sicurezza? Coloro che possono rispondere con sicurezza “sì” hanno risolto la sfida della visibilità e del controllo sui propri ambienti a livello architettonico, ben al di là del singolo prodotto. È possibile acquistare una vasta gamma di prodotti diversi per soddisfare le più svariate esigenze individuali, da EDR agli audit di conformità. Tuttavia, se non si dispone dell’ecosistema adeguato (comprese le persone e i processi) a sostenerli, non se ne trarrà grande valore.
Sostegno al ruolo dell’Architetto
C’è un altro motivo per cui ritengo che i CIO si rivolgeranno sempre più spesso agli architetti nel tentativo di mantenere e migliorare l’intero ambiente. Tra i compiti di un architetto rientrano l’analisi dell’ambiente nel suo complesso e la formulazione di raccomandazioni progettuali volte a ridurre i costi operativi (OPEX) e di investimento (CAPEX), a ottenere di più con meno risorse, a razionalizzare i servizi e a consolidare i fornitori. In nessun altro ambito di competenza del CIO questi indicatori specifici rivestono un’importanza così rilevante, almeno al di fuori dei team di FP&A.
I team che si occupano, ad esempio, dell’ EDR o della conformità, oppure di altri aspetti operativi, ragionano necessariamente in termini di piattaforme e di efficienza a livello di ecosistema (alcuni, infatti, apprezzano particolarmente il fatto di dover gestire numerosi prodotti specifici, poiché ciò significa poter mantenere team più numerosi e ottenere maggiori risorse finanziarie per garantirne il funzionamento). Ma un architetto, per definizione, deve ragionare in termini di ecosistema nel suo complesso. E se il CIO moderno deve portare a termine la trasformazione digitale, rendere l’IT un fattore abilitante e non solo un centro di costo, garantire sicurezza e resilienza e mantenere la conformità normativa in ogni momento – e, di tanto in tanto, trovare il tempo per stare con la propria famiglia in mezzo a tutte queste prioritarie responsabilità! – quel CIO farà affidamento su figure professionali che facilitino le decisioni relative alle soluzioni. Quello è un architetto.
Una riflessione sull’automazione, che a volte sembrerebbe in contrasto con il ruolo dell’architetto: in realtà non lo è. Nonostante tutte le possibilità di automazione e orchestrazione ora disponibili nel vostro ambiente – e nonostante ci siano così tanti fornitori che fanno a gara per cercare di “appropriarsi” del messaggio relativo a questi due concetti sfuggenti – avete comunque bisogno di un direttore d’orchestra che comprenda, a livello di soluzione, come i vari elementi si armonizzino idealmente tra loro. È sempre l’architetto.
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